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2009 "LA DODICESIMA NOTTE" Regia Nicasio Anzelmo. Teatro Ghione Roma. ruolo Sir. Andrew Gotafloscia

Ambiguità e confusione danno vita ad un esilarante quanto esasperato gioco di sospetti, frutto di una raffinata tecnica teatrale quanto di una consapevole maturità artistica. L’annullamento degli ordini naturali costringe ad assumere nuove identità e convivere, a volte faticosamente, con la nuova condizione. Viola e Sebastian, fratelli gemelli, vengono divisi da questa potenza distruttrice che li costringe entrambi a sperimentare una nuova esistenza, celando la propria identità. Da questo allontanamento primitivo ha luogo l’ultima commedia del ciclo romantico shakespeariano: La dodicesima notte.

Quando William Shakespeare scrisse la commedia La dodicesima notte creò nell’intreccio una gerarchia dei personaggi diversa da quella nell’adattamento di Nicasio Anzelmo, che ne cura anche la regia.
Il cuore pulsante di questo adattamento, presentato al Teatro Ghigne, risiede tutto nella figura di Sir Tobia e, con lui, dei cattivi della storia. Sembra quasi di percepire la mano di due diversi registi nell’allestimento delle vicende parallele. Sarà per questo che Viola, Orsino, Olivia e Sebastian finiscono in secondo piano, mentre emergono gli antieroi, i cattivi, i corrotti, i viziosi. Il sub plot è dominante e a ciò contribuisce non poco la bravura del giovane David Paryla (Tobia) che, assieme a Fabrizio Raggi (Sir Andrew) forma un’irresistibile coppia di buontemponi. Con loro giocano la cameriera Maria e Fabian, uniti nell’obiettivo finale di sbugiardare e torturare il maggiordomo Malvolio, superbo e altezzoso.
Bella anche la prova di Selene Gandini nel ruolo di Feste (scelta particolare quella di Nicasio Anzelmo, che affida il ruolo ad una donna) il giullare, il pazzo, il cantastorie. Volendo divertirci a scovare i maestri che l’hanno ispirato nella costruzione del personaggio, ci viene in mente Giulietta Masina nella felliniana Gelsomina de “La strada”; il costume creato da Graziella Pera avvalora questa idea. A voler andare ancora più indietro pensiamo a “Scampolo”, la scugnizza di Dario Niccodemi, stracciona saggia e triste.
Le musiche originali, create senza riferimenti temporali, sono di Francesco de Luca e Alessandro Forti. La scenografia, poi, è ridotta al minimo: poche sedie, un grande lenzuolo che svela e nasconde, un grammofono. Tutto rigorosamente bianco. Si limita alla stretta funzionalità, senza predominare sulla recitazione. In compenso, la scena si allarga verso la platea e gli attori dal fondo e dai lati avanzano, per salire sul palco. La scelta registica non disturba lo spettatore, anzi risulta funzionale.

Quando William Shakespeare scrisse la commedia La dodicesima notte creò nell’intreccio una gerarchia dei personaggi diversa da quella nell’adattamento di Nicasio Anzelmo, che ne cura anche la regia.
Il cuore pulsante di questo adattamento, presentato al Teatro Ghigne, risiede tutto nella figura di Sir Tobia e, con lui, dei cattivi della storia. Sembra quasi di percepire la mano di due diversi registi nell’allestimento delle vicende parallele. Sarà per questo che Viola, Orsino, Olivia e Sebastian finiscono in secondo piano, mentre emergono gli antieroi, i cattivi, i corrotti, i viziosi. Il sub plot è dominante e a ciò contribuisce non poco la bravura del giovane David Paryla (Tobia) che, assieme a Fabrizio Raggi (Sir Andrew) forma un’irresistibile coppia di buontemponi. Con loro giocano la cameriera Maria e Fabian, uniti nell’obiettivo finale di sbugiardare e torturare il maggiordomo Malvolio, superbo e altezzoso.
Bella anche la prova di Selene Gandini nel ruolo di Feste (scelta particolare quella di Nicasio Anzelmo, che affida il ruolo ad una donna) il giullare, il pazzo, il cantastorie. Volendo divertirci a scovare i maestri che l’hanno ispirato nella costruzione del personaggio, ci viene in mente Giulietta Masina nella felliniana Gelsomina de “La strada”; il costume creato da Graziella Pera avvalora questa idea. A voler andare ancora più indietro pensiamo a “Scampolo”, la scugnizza di Dario Niccodemi, stracciona saggia e triste.
Le musiche originali, create senza riferimenti temporali, sono di Francesco de Luca e Alessandro Forti. La scenografia, poi, è ridotta al minimo: poche sedie, un grande lenzuolo che svela e nasconde, un grammofono. Tutto rigorosamente bianco. Si limita alla stretta funzionalità, senza predominare sulla recitazione. In compenso, la scena si allarga verso la platea e gli attori dal fondo e dai lati avanzano, per salire sul palco. La scelta registica non disturba lo spettatore, anzi risulta funzionale.