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FIORI AL PLASMA

HIV DAL 1990 AL 2007

Il testo in tre atti: nel primo, "Amarsi un pò" è in scena l'oggi; il secondo, "Ecatombe", è un flash-back che si rifà agli anni '90, l'era delle campagne pubblicitarie terroristiche in cui la malattia è confinata a fasce sociali ben distinte: omosessuali e tossicodipendenti. Il terzo atto, "Ritorno al futuro", si riallaccia al primo seguendo lo sviluppo dei rapporti interpersonali e l'infinita gamma di sentimenti che la scoperta della sieropositività fa esplodere. Le storie dei cinque personaggi si incrociano in una vita quotidiana fatta di lavoro, locali e laboratori di analisi. Per Aldo, agente di viaggi, la ricerca di puro e fugace sesso occasionale è un pretesto per non mettere in gioco i propri sentimenti. Per Ivan, avvocato, la malattia non progredisce e non ha bisogno di alcuna terapia, ciò lo rende sincero verso i propri partner. Dario, travestito, è un infermiere professionista presso un reparto di malattie infettive: sieronegativo e smaliziato, è testimone di tante diverse situazioni ed ha sviluppato una propria filosofia sull’aids e sulle possibili cure. Salvo, poliziotto, sieronegativo, e ipocondriaco, si illude di poter vivere spensieratamente la propria vita sessuale; Frida, sua ex moglie, sieropositiva, vive ormai in maniera disillusa la sua condizione di donna affetta da hiv, che ha superato il tabù dell’aids come malattia del peccato.

La scrittura di Roberto Biondi (Fiesta e Good as you) è fluida e disinvolta e sa mescolare efficacemente ironia e leggerezza con una delicata sensibilità verso grandi temi. Il carosello dei personaggi e delle loro storie segue la sapiente costruzione delle scene di Fabrizio Raggi, sviluppando un ritmato intreccio sotto la luce sinistra della terribile malattia che tocca tutti i protagonisti, lâ¿¿aids. Intimamente legato alla sessualità come principale via di contagio, il male finisce per rendere difficile questo aspetto e dunque getta inevitabilmente e drammaticamente unâ¿¿ombra oscura sugli affetti. Le vite che si intersecano sul palcoscenico hanno vari comuni denominatori, oltre a quello fisiologico della malattia: in tutti il momento dellâ¿¿impatto con essa ha generato un forte sconvolgimento emotivo, ma lo stato confusionale è dato, come troppo spesso accade, anche e soprattutto dallâ¿¿ignoranza e dai preconcetti. Preconcetti che vengono smontati uno dopo lâ¿¿altro, con lâ¿¿acquisizione da parte dei personaggi di una piena consapevolezza dei reali confini del male, che ha un nome e mille volti doversi, ma con il quale è possibile imparare a convivere serenamente conducendo unâ¿¿esistenza â¿¿normale⿝. Le storie sono contestualizzate in un periodo, quello del decennio scorso, di forte ignoranza sul tema; le vicende dei personaggi si incrociano, le loro sensibilità vengono a galla, i loro destini vengono tracciati dallâ¿¿acquisizione di una coscienza della malattia che finisce per renderli più forti e reattivi. Così Fiori al plasma diventa anche unâ¿¿occasione per riflettere sullâ¿¿esistenza e sui sentimenti, e quella causata dallâ¿¿hiv si rivela a livello psicologico una condizione che costringe lâ¿¿individuo a porsi di fronte ad uno specchio per guardarsi dentro, prima ancora che per osservare sul proprio volto lâ¿¿evoluzione della malattia. Nonostante la serietà dei contenuti, lo spettacolo non è mai â¿¿serioso⿝, ma conserva una sottile e costante vena ironica riuscendo a trattare, nella scrittura e nello svolgimento, un tema dal forte impatto sociale ed emotivo con una certa leggerezza. La commedia possiede unâ¿¿arguzia che fa sorridere anche nei momenti più intensi, accompagnata da una vena poetica commovente, grazie soprattutto alla versatilità di Dario â¿¿ Sandro Stefanini â¿¿ un personaggio variegato e ricco di sfumature che, cinicamente, attribuisce ai guadagni delle case farmaceutiche il solo vero risultato tangibile delle terapie. Partecipando dei momenti di monologo interiore, che dal punto di vista della scrittura e della potenza emotiva costituiscono il maggior pregio del testo, lo spettatore si convince che lâ¿¿unico modo efficace di contrastare la malattia sembra essere lâ¿¿informazione e la propria forza interiore, perché questo male più di ogni altro distrugge in primo luogo lâ¿¿immagine della persona nella società, creando una spessa barriera fra â¿¿sani⿝ e â¿¿malati⿝. Il primo danno reale causato allâ¿¿individuo è un limite nella propria capacità di amare â¿¿ ed essere amato â¿¿ incondizionatamente.